A scuola con il burqa

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|Lyuba|
00sabato 18 settembre 2010 17:58
Raccolta di firme tra le mamme: spaventa i bambini, la chiamano «la maestra nera»
CRISTIANA PUMPO
LATINA
I bambini che frequentano l'asilo di Sonnino, un paesino in provincia di Latina, la chiamano «la maestra nera». Nera come gli incubi dell’infanzia. È così da tre giorni ormai, da quando è iniziata la scuola; la vedono ogni mattina davanti all’ingresso della materna insieme al suo bambino ed iniziano a piangere e lamentarsi, tanto da non voler più entrare in classe. La «maestra nera» è una signora marocchina che come tutte le altre mamme accompagna ogni mattina il suo bambino a scuola. Il problema nasce dal fatto che per uscire di casa e accompagnare il figlio nella stessa scuola indossa un burqa marrone, e spesso nero, colori cupi che contribuiscono ad intimorire ancor di più i piccoli alunni. È questo abbigliamento, il più ortodosso tra le donne di alcuni paesi islamici, a spaventare i bambini, tanto che le mamme sono preoccupate per la sicurezza dei propri figli.

Perplessità, sottolineate con fermezza, che non hanno niente a che fare con la scelta religiosa della donna, quanto piuttosto con il fatto che «sotto il lungo vestito potrebbe nascondersi chiunque, anche un malintenzionato che avrebbe libero accesso nella scuola».

Le paure materne, per ora, sono state trasmesse solo in forma verbale alla dirigente scolastica, al sindaco di Sonnino e ai carabinieri della stazione locale, ma già si parla di raccolta di firme per ufficializzare il proprio malcontento e per trovare una soluzione condivisa, naturalmente rispettosa di tutti, per tutelare la serenità dei propri figli.

Il problema, dicono le mamme, è che «non riusciamo a comunicare con lei. Ci farebbe piacere poter scambiare qualche parola con lei all’ingresso e all’uscita dei bimbi - dicono – anche per entrare in contatto con una realtà diversa dalla nostra. L’unica cosa che chiediamo è che dentro l’atrio della scuola scopra almeno il viso. Un semplice gesto che però ci rassicurerebbe sulla sua identità e i nostri figli capirebbero che sotto il vestito scuro non c’è nessuna “maestra nera” ma solo una signora come le altre che porta il suo bambino all’asilo».

La donna marocchina vive da circa un anno e mezzo nel centro storico di Sonnino insieme al marito, Moustafa Addi, commerciante ambulante di abiti, imam della moschea di Priverno, uomo di fede e che segue i principi islamici. È lui a spiegare, cercando di abbassare i toni. «Non c’è proprio nulla da temere - dice - si tratta solo dell’abito che indossano le donne del mio paese, appartiene a fede e tradizione. Non c’è da avere paura». La presenza della donna, nonostante una vita finora riservata e tranquilla, non è mai passata inosservata in un paese di cinquemila abitanti. «Fuori dalla scuola è liberissima di indossare ciò che vuole – dicono ancora le mamme di Sonino - l’unica cosa che chiediamo è farsi riconoscere».

A questo punto la parola passa alle istituzioni, soprattutto nell'interesse dei bambini: lunedì la dirigente scolastica, Assuntina Natalini, incontrerà le mamme per vedere come procedere sulla questione; il sindaco di Sonnino, Gino Cesare Gasbarrone, non esclude nulla, anche provvedimenti radicali come un’ordinanza anti-burqa: «Per ora nessuna ordinanza - dice il sindaco - ma a mali estremi estremi rimedi. Spero però di non arrivarci. Con il dialogo sono certo che si potrà far capire alla signora che, nel momento in cui i bambini risentono di questa cosa e manifestano un disagio, é necessario ragionare insieme e trovare una soluzioni condivisa, che rispetti le esigenze della signora e anche quelle dei bambini. Spero non ci sia bisogno di altro».

Il pastore evangelico della comunità di Sonnino, Claudio Zappalà, individua un’altra possibile strada: «Insegniamo ai nostri bambini la diversità».




La mia domanda è: ma il codice penale non proibisce di coprirsi il volto? Cioè io ricordavo così, me lo sono sognato?
Massimo Volume
00sabato 18 settembre 2010 18:17
Nel c.p. c'è il divieto di travisarsi; ma questa tecnicamente non è una travisazione, in quanto il B. è un simbolo culturale e non penso rientri nella categoria del codice.

"I bambini che frequentano l'asilo di Sonnino, un paesino in provincia di Latina, la chiamano «la maestra nera». Nera come gli incubi dell’infanzia. È così da tre giorni ormai, da quando è iniziata la scuola", questo incipit è vergognoso.
Poi vorrei sapere a cosa dovrebbe servire questa raccolta firme; basterebbe spiegare ai bambini, comunque, che il B. è un dato culturale di un'altra civiltà, e non c'è nulla di cui preoccuparsi.
Paperino!
00sabato 18 settembre 2010 18:21
Non ricordo se c'è una norma nel codice penale, resta una questione di buon senso impedire il Burqa nelle scuole.
Ai bambini si può anche insegnare la diversità, ma questo non toglie che chi si avvicina alla scuola ed ai bambini, deve essere riconoscibile.
Qui è agli adulti che bisogna insegnare un pò di apertura mentale, non ai bambini che si spaventano.
|Lyuba|
00sabato 18 settembre 2010 18:27
Re:
Massimo Volume, 18/09/2010 18.17:

Nel c.p. c'è il divieto di travisarsi; ma questa tecnicamente non è una travisazione, in quanto il B. è un simbolo culturale e non penso rientri nella categoria del codice.

"I bambini che frequentano l'asilo di Sonnino, un paesino in provincia di Latina, la chiamano «la maestra nera». Nera come gli incubi dell’infanzia. È così da tre giorni ormai, da quando è iniziata la scuola", questo incipit è vergognoso.
Poi vorrei sapere a cosa dovrebbe servire questa raccolta firme; basterebbe spiegare ai bambini, comunque, che il B. è un dato culturale di un'altra civiltà, e non c'è nulla di cui preoccuparsi.




Sono d'accordo con te sulla storia della "maestra nera", basterebbe spiegare ai bambini di cosa si tratta. Trascendendo dalla questione dell'asilo, il mio dubbio riguarda invece proprio l'uso del burqa; coprendo tutto il corpo, nessuno sa chi si cela sotto il burqa, ed io personalmente la reputo una cosa pericolosa, al pari di camminare con un passamontagna per strada. Le donne islamiche potrebbero mantenere la loro cultura anche mettendo un velo che lascia scoperto solo il viso. Ho sentito la notizia di una donna col burqa che doveva ritirare un bonifico alla posta, l'impiegato le ha chiesto la carta d'identità e, ovviamente, di scoprirsi il viso per controllare; il marito l'ha proibito categoriacamente, e solo dopo la chiusura dell'ufficio postale - lontano da altri occhi - la donna si è sollevata il velo e l'impiegato le ha pagato il bonifico.

Ho trovato la legge:
Legge 152/1975

Art.5
È vietato l'uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. È in ogni caso vietato l'uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino.
Il contravventore e' punito con l'arresto da uno a due anni e con l'ammenda da 1.000 a 2.000 euro (1).



Un_Minollo
00sabato 18 settembre 2010 19:16
Re:
Paperino!, 18/09/2010 18.21:


Qui è agli adulti che bisogna insegnare un pò di apertura mentale, non ai bambini che si spaventano.




Questo è verissimo...tra l'altro, molto dolcemente, le madri potrebbero anche spiegare ai loro bambini il perchè di quell'abbigliamento: ne approfitterebbero per fare una cosa buona ai loro figli di domani...Però da un lato, lei stessa non potrebbe una volta soltanto dare una qualche segno della sua probabilissima normalità? Non mi sembra un caso di "razzismo" questo dell'articolo: mi sembra più che altro la reazione provinciale di chi si trova a contatto col diverso...condannabile, sì, ma anche razionalmente comprensibile...
MARTINA.SANNINO83
00domenica 19 settembre 2010 14:54
Quoto papero. Anche perchè il burqua è quello che copre dalla testa ai piedi.
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